Le belle persone hanno un buon profumo, un sorriso armonioso, una parola gentile. Le riconosci, ne percepisci la presenza, hanno l'essenza dell'umiltà e nel cuore grande umanità.
Ordinai un altro giro di drink. Alzò il bicchiere e mi fissò mentre beveva un sorso. Aveva gli occhi blu e quel blu mi entrò nel profondo e lì restò. Ero ipnotizzato. Uscii da me stesso e mi tuffai in quel blu.
La vita spezza i legami e lo fa
senza chiederti il permesso, un giorno,
decide che tuo padre o tua madre,
o un'altra persona a te cara,
ha finito il suo tempo e tu sei lì
a chiederti come farai a sopportare
quel dolore.
Impari a conviverci, ti rassegni,
in qualche modo sai che
devi andare avanti.
Ed impari una grande cosa:
la vita ti toglie la presenza, la voce,
ma non i ricordi, tutto ciò che
non potrai più toccare con mano
lo porterai nel cuore,
un posto troppo segreto
per poter essere scoperto e derubato di ciò che sarà per sempre tuo.
Da bambini dipendiamo in larga misura dalla gentilezza dei nostri genitori, e durante la vecchiaia torniamo a dipendere dalla gentilezza altrui, ma tra l’infanzia e la vecchiaia crediamo, sbagliando, di essere indipendenti. Non è così.
I ricordi, un inutile infinito, ma soli e uniti contro il mare, intatto in mezzo a rantoli infiniti. Il mare, voce d’una grandezza libera, ma innocenza nemica nei ricordi, rapido a cancellare le orme dolci d’un pensiero fedele.
Cioè, tutti gli altri scontavano una pena vera, tutti ammucchiati insieme vivendo come porci, ma noi vivevamo soli ed eravamo padroni della prigione. Anche i secondini, che non riuscivamo a corrompere, non avrebbero mai fatto la spia.
Siamo solo visitatori su questo pianeta. Staremo qui per cent’anni al massimo. Durante questo periodo dobbiamo cercare di fare qualcosa di buono, qualcosa di utile, con le nostre vite. Se si contribuisce alla felicità di altre persone, si trova il vero senso della vita.
Era una piazza informe, la vedevo per la prima volta e ne ebbi la struggente sensazione di un luogo che abbiamo immaginato e visitandolo non ci disillude, perché la realtà vince l'immaginazione e anzi questa si accorge di aver trascurato gli apporti della luce e dei suoni, l'ammorbidirsi dell'aria al crepuscolo, quando gli alberi si chiudono come ombrelli e le case respirano la stessa tristezza che ci fa rallentare il passo.